Abraxas: la magia del tamburo
Abraxas: la magia del tamburoPaolo Riberi
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Abraxas: la magia del tamburo

Abraxas: la magia del tamburo Il culto dimenticato del dio cosmico, dallo sciamanesimo alla Gnosi

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Nei primi secoli dopo Cristo, in tutto il Mediterraneo romano si diffuse a macchia d’olio il culto di una misteriosa divinità che troviamo raffigurata su numerose gemme e amuleti, ma anche invocata in molte preghiere e papiri magici. Il suo nome era Abraxas, e le sue sembianze erano quelle di una creatura umanoide con i piedi serpentini pentini e la testa di gallo. Lo ritroviamo nei vangeli gnostici, testimonianze di un vero e proprio cristianesimo alternativo che sosteneva di essere depositario degli insegnamenti segreti di Gesù. Ma Abraxas è un dio benigno o un demone malvagio? Cos’è l’oggetto rotondo che regge in una mano? Cosa significa l’invocazione IAO riportata su di esso? Esaminando rigorosamente le fonti e le testimonianze storiche in nostro possesso, il libro di Riberi e Caputo ricostruisce un’affascinante rete di simboli che, attraverso il millenario tamburo magico, collega i rituali sciamanici dell’Asia centrale con i culti del Mediterraneo antico. E non solo: nel corso dei secoli il mistero di Abraxas affascinò i cavalieri Templari, Erasmo, Tommaso Moro, Jung e Crowley, e continua a sopravvivere nella cultura pop contemporanea, tra romanzi, serie tv e fumetti.